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martedì 7 febbraio 2017

Con Ex Machina l'intelligenza artificiale diventa umana

Opera molto interessante quella di Alex Garland, perché ci pone di fronte a degli  interrogativi che hanno un forte riflesso sulla società innovativa in cui viviamo.
Davvero un'intelligenza artificiale può provare dei sentimenti così da potersi sostituire all'uomo?
L’intelligenza artificiale non esiste se non in relazione all’unica intelligenza naturale avanzata che conosciamo, la nostra. Così uno dei più grandi scienziati del mondo convoca un suo sottoposto in una location ai confini del mondo (o meglio nel suo di mondo, in un’incredibile tenuta lontana da tutto) per avere un parere esterno sull’IA che ha creato.

Fin qui tutto normale, la parte interessante sta nel fatto che il grande scienziato è in realtà tale perchè ha creato un motore di ricerca rivoluzionario e da quello ha costruito un impero economico di tecnologia che ora è ovunque (computer, telefoni cellulari…). Insomma è Google e la sua IA quello cui si basa: è intelligente perchè apprende da internet, attinge alle informazioni della rete e scopre quel che le serve sapere grazie all’accesso instantaneo a internet e ai database privati dei clienti della società (che ovviamente spia tutti, nei film ormai è un dato di fatto che siamo spiati sempre e in ogni momento). L’intelligenza artificiale di Ex Machina è quindi un’intelligenza collettiva messa in una sola persona. Siamo sempre noi, le nostre informazioni inserite in un corpo di sintesi (un robot), organizzato per sinapsi.
Ci chiediamo spesso se tutta la conoscenza e la struttura a “punti” di internet possa un giorno generare pensiero indipendente, Alex Garland lo immagina in forma di film di fantascienza da camera, tutto ambientato in una casa e fondato sui dialoghi ma non per questo meno pauroso di quelli d’azione. Quando vai a sbattere ai confini di quello che pensiamo possa accadere, finisce la speranza e comincia la paura, Ex Machina lo sa bene e si tiene per la fine le immagini più terrificanti.
Abbiamo notato tutti come nella fantascienza moderna il ruolo che una volta era quello degli umani (paladini del bene, rappresentanti dei veri valori, esponenti della parte più “umana” e sentimentale del film) sia appaltato invece ai robot, sono loro la parte emotiva dei film, e Ex Machina sembra non far eccezione sia da un lato che dall’altro. I robot sono vittime e carnefici di un mondo ristretto e mentre per loro si prova sia pena che esaltazione, per gli umani (evidentemente anche loro sia vittime che carnefici) si prova disprezzo. Alla fine Garland ha girato uno spaventoso film dalla parte dei diritti delle macchine, più umane di noi umani.
(cit. http://www.badtaste.it/recensione/ex-machina-la-recensione/137240/)

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