Cerca nel blog

mercoledì 24 dicembre 2014

Gli eurocretini del web e la tassa sui link - di Gianni Vittorio

In Spagna sarà una realtà da Gennaio: è la tassa sui link. Secondo la nuova legge, gli aggregatori di notizie, quindi anche i privati che ne fanno uso e che vogliono linkare un contento di un giornale dovranno pagare. Andando contro i principi cardine del web, fatto di rimandi e condivisioni on line. In Germania, dove Google ha tolto l'anteprima delle notizie su Google News il traffico è collassato del 40%.
Nella logica degli editori spagnoli dell’AEDE e della loro cosiddetta “Google tax”, non c’è sostanziale differenza tra un link che riporta un “frammento non significativo” di un loro contenuto e chi quel contenuto lo copia integralmente, ospitandolo sul proprio sito invece che rimandando ai loro: sono entrambi esempi di violazione del copyright. Come mirabilmente riassunto dal presidente della italiana Fieg, Maurizio Costa, alla Stampa, rifiutandosi di pagare per portare traffico ai produttori di contenuti, “Google non riconosce il diritto d’autore”.
Ancora, gli editori cercano di far passare l’idea che si tratti della lotta tra produttori di contenuti e chi glieli ruba. E invece è niente altro che il tentativo di normalizzare un nuovo e più severo rapporto tra chi in rete scrive e chi aggrega, anche solo per “frammenti non significativi”, quegli scritti. Ma se quello è il principio, si tratta di una vera e propria tassa sui link.
Per approfondimenti: http://www.wired.it/internet/regole/2014/12/14/tutte-contraddizioni-vuole-tassa-sui-link-in-spagna-presto-in-italia/


sabato 6 dicembre 2014

Theatre Of Hate: gruppo post-punk per gli amanti del genere.

Un gruppo poco conosciuto ma sicuramente interessante è quello dei  Theatre Of Hate, gruppo anni 80 che si inserisce in quel filone new wave."Westworld", guarda caso, fu il primo ed ultimo studio album pubblicato dai Theatre Of Hate ma, nonostante i decenni trascorsi, il disco suona sufficientemente fresco. Un gruppo composto da ben sette ragazzi, marxisti e simpatizzanti del Socialist Worker Party . Dei comunissimi ed irrequieti giovincelli albionici, che decisero di imbracciare gli strumenti per esprimere il proprio canto di protesta contro le dissennate politiche di Margherita Tatcher.
I Theatre Of Hate ricordano, in alcuni punti, certe soluzioni punk '77 ma a farla da padrone sono note crepuscolari e malinconiche. Non trascurabile, tuttavia, è una certa componente "pop", dosata componente in grado di stemperare le eccessive tinte fosche di inizio eighties. Curioso l'uso del sax, di solito poco incline a questo genere. Il sound potrebbe essere accostato ai Bauhaus, ma meno spigolosi.
La title-track è un brano marziale e monolitico. Un testo essenziale descrive quella che, ai tempi, fu la loro e la nostra fetta di mondo."Conquistador" è una composizione epica e solenne. Un brano come questo deve essere riscoperto da tutti gli esegeti della new wave."The Kaln" è l'apoteosi dell'emotività dark applicata a temi di scottante attualità. Da lacrime!
In conclusione un disco di tutto rispetto che si inserisce nel panorama rock-wave degli anni 80, decennio fin troppo sottovalutato, e riscoperto negli ultimi anni.
Gianni Vittorio